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Paragrafo 6 . Dopo la sconfitta, la repressione.

La  sconfitta dei vari regimi costituzionali fu seguita  da  una  dura
repressione.
     A  Napoli,  gli  ufficiali  Morelli e Silvati  furono  impiccati;
molti altri protagonisti dell'insurrezione, tra cui il generale Pietro
Colletta,  finirono  nelle  prigioni  austriache;  altri,  tra  cui  i
fratelli   Pepe,  riuscirono  ad  andare  in  esilio.  Nonostante   la
repressione, l'opposizione alla monarchia borbonica continu  per  ad
essere  abbastanza attiva; in varie parti del regno le societ segrete
organizzarono attentati e rivolte, la pi grave delle quali, scoppiata
nel  Cilento  nel 1828 e determinata anche dalle misere condizioni  di
vita delle masse contadine, fu brutalmente repressa.
     Nel  regno  di Sardegna la repressione fu meno dura,  sia  perch
molti  costituzionalisti erano legati alla corte, sia perch  numerosi
protagonisti  dell'insurrezione erano riusciti a fuggire;  tra  questi
Santorre di Santarosa, che morir nell'isola di Sfacteria, combattendo
per la libert della Grecia.
     Assai  intensa  fu  invece  l'attivit repressiva  nel  Lombardo-
Veneto.  Numerose  condanne a morte, commutate poi  in  carcere  duro,
furono  inflitte  ai  principali esponenti delle  sette.  Tra  questi,
Pietro  Maroncelli, Silvio Pellico e Federico Confalonieri. La durezza
della detenzione nella fortezza morava
     
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     dello  Spielberg,  una  delle pi famigerate  prigioni  politiche
d'Europa,  fu efficacemente descritta da Silvio Pellico nel  libro  Le
mie  prigioni,  che contribuir a diffondere una maggiore  sensibilit
politica ed una pi profonda coscienza nazionale.
     Anche  nei  ducati  di  Parma  e di Modena,  rimasti  indenni  da
rivolte,  i  massimi  rappresentanti  del  movimento  liberale  furono
arrestati  e  colpiti da condanna a morte; in molti casi questa  venne
poi  commutata  in carcere duro; alcune, per, furono  eseguite,  come
quella emessa a Modena contro il sacerdote Giuseppe Andreoli.
     Assai   dura   fu  anche  la  repressione  attuata  nello   Stato
pontificio  dal cardinale Consalvi, nominato segretario di  stato  nel
1823 dal nuovo papa Leone dodicesimo.
     In  Spagna,  all'attivit repressiva della monarchia si  aggiunse
quella  dei  gruppi  pi  reazionari, che furono  lasciati  liberi  di
compiere  indiscriminate  e  feroci  persecuzioni  nei  confronti  dei
liberali. Il colonnello Riego fu giustiziato.
     In  Russia,  alcuni  ufficiali liberali  attuarono  un  tentativo
insurrezionale a Pietroburgo, il giorno dell'incoronazione  del  nuovo
zar  Nicola  primo, il 26 dicembre 1825, da cui il nome di  decabristi
dato   ai   rivoltosi  (da  dekabr,  che  in  lingua  russa  significa
"dicembre"). Anche questa insurrezione venne soffocata in breve tempo,
a  causa dell'incerta direzione militare, dei contrasti tra moderati e
democratici  e  della  mancata sollevazione  popolare.  I  capi  della
rivolta  furono  giustiziati; molti decabristi furono  imprigionati  o
deportati in Siberia.
